2012

 
 

Colto e raffinato, complesso e variegato, eclettico e nello stesso tempo, a volte ermetico, così si presenta l’ intenso linguaggio con il quale Giuseppe Pirozzi (1934 ) svela il mondo intimista di artista maturo, sensibile e profondo. La sua ricchissima carriera artistica comincia a Napoli ( dove tutt’ ora vive e lavora ) con la frequenza al corso di scultura presso l’ Accademia di Belle Arti, che in seguito lo accoglierà come docente della cattedra di Plastica Ornamentale, della quale rimane titolare fino al 2001. Artista poliedrico, scultore, disegnatore, autore di gioielli cult e nello stesso istante classico homo faber, stimato ed apprezzato per la grande capacità comunicativa delle sue opere e per la tecnica elegante e ricercata, ha sempre sentito la necessità di perseguire una personale e continua indagine alla scoperta di un’ arte incentrata sulle infinite possibilità espressive dei mezzi adoperati. Dal gesso al legno, dal bronzo al ferro, dal piombo alla cera, dall’ argento alla terracotta, la sua arte spazia e si arricchisce ininterrottamente nel corso degli anni. La incessante voglia di sperimentare porta Pirozzi all’acquisizione della consapevolezza che in arte il mestiere rimane sempre un valore primario e che poi, unito all’ innata e straordinaria creatività, forma un’equazione che come risultato porta ad uno stile inconfondibile e irripetibile. Testimone attento dei repentini cambiamenti dell’ arte contemporanea e nello stesso momento esploratore senza tempo, ha sempre fatto

riferimento alla tradizione, confrontandosi con le innumerevoli tracce dell’arte e della storia antica alla base della nostra cultura e pur sempre, forte valenza documentale. Nascono così opere, caratterizzate da una estrema pulizia formale e strutturale, quasi mai prive di elementi, che potremmo definire “narrativi“. Le sculture, che negli anni ‘ 50 e ‘ 60 pur rievocando gli echi dell’arte espressionista, assumono spesso una cifra informale, per poi, ritornare di nuovo all’ idea della figura umana, vista in chiave diversa, destrutturata e frammentata, talvolta accompagnata da elementi architettonici così cari al barocco napoletano. Negli anni tumultuosi della contestazione, Pirozzi lavora a una serie di Contenitori, che per forma e valenza metaforica,

immediatamente assumono il significato di un manifesto politico. Gli anni ‘70, segnano una svolta, caratterizzata da un ripiegamento verso l’ indagine psicologica, dal forte sapore intimistico. In quel periodo l’artista realizza sculture di piccole dimensioni in argento, con il metodo della cera persa, creando una serie di gioielli unici e inusuali. Gli anni successivi, portano alla nascita di opere dalla spiccata traccia onirica e improntate sul rinnovato classicismo. Nell’operato artistico di Pirozzi, il continuo evolversi delle forme espressive, si intreccia continuamente con il mutare della storia personale e spirituale. Con il passare del tempo, il proprio vissuto, il ricordo che rielaborato diventa memoria, trova spazio ed espressione in gran parte delle sue creazioni. Una memoria che è reale e immaginaria nello stesso istante, le cui tracce sono testimonianze di un continuo affiorare di emozioni e sensazioni. Ne sono frutto anche le ultime, piccole opere in terracotta, i raffinati “ Oscilla “, che mossi dal vento immaginario, fanno riaffiorare le forme, i volti, i reperti, i ricordi, i simboli della vita vissuta. Gli innumerevoli elementi e i segni, frammenti di esistenza, si sovrappongono nel tentativo di riemergere, costretti a coesistere negli spazi limitati della umana mente.

Joanna Irena Wrobel