2011

 
 

Com'è noto Portici è stata la stazione di partenza per il primo tratto di ferrovia costruito in Italia, la Napoli-Portici appunto, che collegava le due più importanti regge borboniche. E ora che Portici ha deciso di intraprendere un ambizioso progetto di restyling che cerca di conferire alla città un volto nuovo senza deturparne il contesto ambientale, è stato deciso di riservare un ruolo centrale all' arte contemporanea con un grande concorso che ha destato l' attenzione di artisti da tutta Italia e che ha decretato tra i vincitori lo scultore Giuseppe Pirozzi, che interverrà sul Porto del Granatello. Il Porto, che deve il suo nome ad un' antica piantagione di alberi di melograno, tra Villa Menna e il convento di San Pasquale, conobbe il suo periodo di splendore quando Carlo di Borbone nel 1734 stabilì a Portici la sua residenza estiva e nel 1742 fece costruire il Palazzo Reale, oggi sede della facoltà di Agraria. Per molti anni la pesca e la rete di scambi commerciali del Porto costituì una risorsa strategica per la città. Oggi, dopo anni di degrado, si è deciso di recuperarlo, riportandolo alla originaria bellezza, sulla scorta delle vedute del Gravier e Jolivet. A questo mondo formale si riferisce la scultura di Giuseppe Pirozzi, abbastanza lontana dal suo abituale repertorio, ma proprio per questo interessante nel suo uniformarsi all'architettura del luogo e all'aura mitica che questo sito rappresenta. Nato nel 1934, formatosi all'Accademia di Napoli con Emilio Greco, Pirozzi nella prima parte degli anni Sessanta fu attratto dall'informale di Marino Marini e Henry Moore: sculture astratte, ma nelle quali era presente una figura umana destrutturata, resa per frammenti, inserita in forme che ricordavano il barocco napoletano. Negli anni della contestazione, con la serie dei "Contenitori", Pirozzi simboleggiò la dirompente forza anarchica del momento in forme cilindriche dalle quali esplodevano masse magmatiche. Gli anni Settanta segnarono un ripiegamento verso l'indagine psicologica, con sculture di piccole dimensioni in argento. Oggi, con l'opera che ornerà il Porto borbonico del Granatello tornano, tra bronzi e mosaici, le réveries morales aventi per oggetto la bellezza e l'immaginazione.

Mario Franco