1990

 
 

“Più i rapporti tra le due realtà accostate saranno lontani e giusti, più l’immagine sarà forte ed avrà maggior potenza e maggior realtà poetica” scriveva Pierre Reverdy, poeta vicino ai surrealisti. Pirozzi usa questa provocazione. Soltanto che le sue realtà, anzichè accostarsi, sembrano germinare l’una dall’altra in una sorta di groviglio fitomorfico e zoomorfico, che porta con sè la memoria e l’energia del sogno. Recuperando simboli e brani di cassicità, le forme accolgono intensamente la luce che, se accarezza alcune parti lucide e levigatissimr, in altre si frantuma per seguire l’energico andamento dei filamenti accostati, del magma pulsante del bronzo.

Cristina Marabini, dal catalogo della mostra