1961

 
 

D'improvvise immagini poetiche è stato il mio primo incontro con la scultura di Giuseppe Pirozzi, un principio di ordine, d'idea architettonica, in calma irruenza: fase ricolma di avventure e invenzioni.

Hanno fatto seguito i suoi impennati profili, aperti verso concezioni di pure fioriture, indagati e colti in una perenne momentaneità, nel sostrato di apparenti abbozzi.

Vi è ora nella sua scultura un'impronta italiana vera e densa di recenti dimensioni, programmate in previdenza di felici arrivi, per il sovrabbondare di cariche inferiori, provviste e risolte in annotazioni e suggestioni luminose.

È gioco d'intimi rapporti, di acute e registrate dimensioni: vegetali magnifici in presenze sopravvissute alla inclemenza degli elementi naturali. Non sono strette identità, ma lontanissime eguaglianze, rivelatrici di aspetti e concetti reali, in incontri felici di segrete armonie, di evasioni dalle stesse apparenze viventi.

Ne consegue oggi un positivo concetto di chiarezza plastica, sempre in palese organizzazione di felice e coerente opposizione alla retorica tradizionale e a certa tetra statuaria contemporanea.

E non è poco.

Slawa Monowicz, dal catalogo della mostra Giovani Artisti italiani